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Cosa cambia con Veras rendering AI e il motore Nano Banana

Veras rendering AI e il motore Nano Banana
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Il rendering architettonico è sempre stato un esercizio di pazienza. Ore dedicate alla messa a punto dei materiali, alla calibrazione delle luci, alla correzione di artefatti visivi che il software generava con irritante puntualità. Per anni il flusso di lavoro ha seguito uno schema rigido: modellare nell’ambiente CAD 3D, esportare verso un motore di rendering dedicato, attendere tempi di calcolo non trascurabili e poi ritoccare in post-produzione ciò che il render non aveva restituito come ci si aspettava. Veras, lo strumento di Chaos pensato per la visualizzazione architettonica assistita dall’intelligenza artificiale, propone da tempo un’alternativa a questo schema di lavoro e con l’ultimo aggiornamento, il cambio di passo si fa davvero sentire.

La versione corrente di Veras introduce il Render Engine 7, alimentato dalla tecnologia Nano Banana Pro che si appoggia ai sistemi di Google Gemini. Il risultato è un motore capace di generare immagini prossime al fotorealismo partendo da modelli con materiali di base, in tempi che si misurano in secondi e non in minuti. A questo si aggiungono un sistema di editing contestuale che supera la logica delle maschere tradizionali, la possibilità di convertire planimetrie in viste tridimensionali, immagini di riferimento per controllare stile e materiali, preset video per generare animazioni e una modalità Gallery per gestire l’archivio dei lavori. Il tutto funziona come plugin all’interno di SketchUp (oltre che in ArchiCAD, Vectorworks e come applicazione web), integrandosi nel flusso di lavoro quotidiano senza imporre passaggi intermedi.

Questo articolo esamina nel dettaglio ciascuna di queste funzionalità, con l’obiettivo di fornire a chi progetta una comprensione concreta di cosa cambia nella pratica di tutti i giorni.

Veras rendering AI: Nano Banana Pro (v4.0) vs motori precedenti
Caratteristica Versioni precedenti (Stable Diffusion) Veras 4.0 — Nano Banana Pro (Google Gemini)
Motore AI Stable Diffusion Render Engine 7 — Nano Banana Pro su Google Gemini
Qualità fotorealistica Atmosfera generale, artefatti frequenti, geometrie spesso deformate Fotorealismo avanzato con artefatti minimi e coerenza geometrica elevata
Comprensione del prompt Prompt trattato come suggerimento vago; il disegno contava molto più del testo Prompt con peso decisivo; comprensione semantica localizzata per zona
Editing post-render Maschere classiche; modifiche limitate all'area selezionata Editing contestuale: modifica una zona, il motore rigenera ombre e riflessi sull'intera immagine
Planimetria → 3D Non disponibile Conversione automatica di planimetrie 2D in viste tridimensionali "dollhouse"
Immagini di riferimento Non disponibili Fino a 4 riferimenti simultanei per stile, materiale, colore e composizione
Video e animazioni Non disponibili 12 preset video: panoramiche, zoom, orbite, X-ray, Light Show, Changing Seasons
Strumenti di schizzo Non disponibili Disegno annotativo sull'immagine per guidare luci, materiali e modifiche (sperimentale)
Gallery e versionamento Salvataggio manuale; nessun archivio integrato Gallery Mode con archivio automatico, preferiti, ripristino completo di prompt e parametri
Risoluzioni disponibili Variabili in base al motore 1K, 2K, 4K (crediti variabili per risoluzione)
Sistema a crediti Render illimitati Sistema a crediti per Nano Banana (vari piani disponibili); illimitati per Stable Diffusion
Compatibilità SketchUp, ArchiCAD, Vectorworks, Web App Stesse piattaforme + integrazione diretta Enscape

Il Render Engine 7 con Nano Banana e Google Gemini

Al centro di tutto c’è il Render Engine 7, sotto il cofano lavora Google Gemini con Nano Banana 2 o Pro ed è questo a spiegare il distacco netto rispetto ai motori delle versioni precedenti, costruiti su Stable Diffusion, perchè si possono produrre risultati di qualità significativamente superiore con artefatti minimi.

Il principio di base resta familiare: si parte da un’immagine del modello (una vista SketchUp, di Enscape, anche un’immagine importata) e si applica un preset o un prompt testuale per ricavarne un render. Quello che è diverso, e parecchio, è la profondità con cui il motore legge l’input. I motori di prima tendevano a sovrapporre texture e atmosfere un po’ alla cieca, con risultati a volte imbarazzanti: geometrie deformate, oggetti che galleggiavano nel vuoto, dettagli inventati senza nessuna logica. Il Render Engine 7 invece, ragiona per comprensione semantica. In parole povere, distingue un pavimento da una finestra da un mobile, e tratta ciascuno secondo la propria natura materica e spaziale.

Qualità fotorealistica e coerenza geometrica

La prima cosa che salta all’occhio è la coerenza geometrica. Gli artefatti sono quasi spariti e il modello di partenza viene rispettato con una precisione che prima non era scontata. Tradotto: una sedia rimane una sedia, un elettrodomestico non diventa un blob irriconoscibile, le finestre restano dove il progettista le ha messe.

Però il vero banco di prova è il comportamento della luce. In un test documentato in video da un utente che opera in ArchiCAD (il meccanismo è lo stesso per chi lavora da SketchUp), il motore di Veras ha tirato fuori un render di un interno cucina dove la striscia LED sopra il top si riflette correttamente sul pavimento in cemento lucidato, la luce naturale dalla finestra genera ombre coerenti e persino il riflesso della testa di una persona aggiunta dall’IA compare sul pavimento con un’angolazione plausibile. Dettagli che un professionista della post-produzione impiegherebbe parecchio tempo a ricostruire in Photoshop, mantre qui sono stati generati in pochi secondi.

Può essere utile un paragone. I vecchi motori AI funzionavano un po’ come un pittore impressionista che guarda una stanza e ne restituisce l’atmosfera generale, sacrificando i dettagli in favore dell’effetto d’insieme. Il Render Engine 7 somiglia di più a un fotografo professionista che regola con cura ogni parametro dello scatto (profondità di campo, temperatura colore, bilanciamento del bianco, ecc.) prima di scattare. Il risultato è un’immagine dove ogni superficie reagisce alla luce come ci si aspetterebbe nella realtà, dove ombre proprie e ombre portate risultano coerenti con la posizione delle sorgenti luminose nella scena.

E c’è un aspetto in più: il motore non si limita a conservare quello che il modello contiene, lo arricchisce. Figure umane, oggetti di uso quotidiano, vegetazione, arredi complementari, tutto questo viene aggiunto in automatico in posizioni sensate quando il prompt o il preset lo richiedono. Basta indicare nel prompt che si vuole una stanza abitata, e il sistema piazza le figure in posizioni logiche rispetto allo spazio disponibile, con ombre e interazioni luminose che tengono insieme la scena in modo credibile.

Il sistema a crediti per i render Nano Banana

Prima di buttarsi sul nuovo motore, c’è un dato pratico da mettere sul tavolo: Nano Banana Pro funziona a crediti. Ogni piano di abbonamento ha la sua quantità di crediti, mentre i motori precedenti, quelli basati su Stable Diffusion, restano disponibili senza limiti sul numero di render.
La cosa ricorda un po’ la fotografia a pellicola: ogni scatto ha un costo e questo porta naturalmente a comporre con più attenzione prima di premere il pulsante. Chi lavora con Nano Banana Pro finirà probabilmente per curare meglio prompt e parametri prima di lanciare il render, il che può alzare la qualità complessiva del processo creativo. Per le esplorazioni veloci e le iterazioni iniziali, i motori illimitati rimangono un campo di sperimentazione libero dove affinare l’idea prima di “spendere” per un render ad alta fedeltà.

Prompt più efficaci che funzionano come istruzioni

Uno dei limiti storici del rendering con intelligenza artificiale di Veras era il rapporto poco prevedibile tra quello che si chiedeva e quello che si otteneva. Nelle versioni precedenti il disegno di base (le linee del modello) contava molto più del prompt testuale, che veniva trattato come un suggerimento vago piuttosto che come una direttiva. Il risultato era una frustrazione ben nota: si chiedeva un edificio in calcestruzzo a vista e si otteneva qualcosa di vagamente grigio con rivestimenti ambigui. Non proprio la stessa cosa.

Con il motore attuale il peso del prompt è cresciuto in modo netto, diventando più importante e più incisivo. Se il testo chiede di convertire un edificio in una struttura monolitica in calcestruzzo, il sistema interviene solo sull’edificio e lascia intatto il contesto. Se il prompt descrive una scena invernale, il motore sa accumulare neve sui bordi superiori della costruzione, smorzare le linee dove l’accumulo le coprirebbe e lasciare intatte le parti che non sarebbero interessate.

Tutto questo discende dalla stessa comprensione semantica che governa la coerenza geometrica. Il motore non applica un effetto a tappeto sull’intera immagine, ma localizza le modifiche in base al significato di ciascun elemento. Prima si ragionava in termini di geometry override e material override come operazioni separate e globali. Adesso queste trasformazioni possono convivere nella stessa immagine con intensità differenti zona per zona, perché il sistema capisce dove ha senso applicarle e dove no. Un prompt che chiede la facciata in acciaio corten non trasformerà anche i marciapiedi o il verde, perché il motore distingue l’involucro architettonico dal contesto urbano.

Un suggerimento operativo che circola tra gli utenti: con Nano Banana Pro, più dettagli si forniscono, migliore è il risultato. C’è chi consiglia di usare strumenti LLM come ChatGPT o Claude per generare descrizioni estese delle scene desiderate, così da sfruttare appieno la capacità del motore di digerire istruzioni complesse. Non si tratta di scrivere un romanzo, ma di essere specifici: tipo di luce (naturale diffusa, artificiale calda, neon freddo), carattere dei materiali (legno grezzo, metallo satinato, tessuto bouclé), atmosfera generale (minimale, industriale, domestica). Il motore restituirà ogni indicazione con una fedeltà che ripaga lo sforzo di scrittura.

Editing contestuale al posto delle maschere

Il flusso di editing classico nella post-produzione architettonica ruota tutto intorno alle maschere: si seleziona un’area, si interviene, il risultato si sovrappone al resto. Funziona finché il livello di realismo richiesto è contenuto, ma mostra i suoi limiti appena entrano in gioco riflessi, ombre e interazioni luminose tra superfici diverse. L’editing di Veras cambia registro con quello che il team di sviluppo chiama render selection physics.

Il concetto è questo: quando si seleziona una porzione dell’immagine e si applica una modifica (cambiare un pavimento, aggiungere un oggetto, alterare una finitura) il sistema non interviene solo sull’area selezionata, ma rigenera l’intera immagine tenendo conto del contesto, in modo che ombre, riflessi e interazioni luminose risultino coerenti ovunque.
Nella pratica, sostituire un pavimento opaco con uno lucido fa apparire automaticamente i riflessi degli oggetti circostanti sulla nuova superficie. Aggiungere un punto luce in un angolo ridistribuisce le ombre nel resto della stanza. L’immagine che ne esce non è il collage di due livelli incollati insieme, ma una scena unitaria dove ogni modifica partecipa all’equilibrio del tutto.

L’esempio più eloquente arriva dal primo video in cui viene selezionato il pavimento di una cucina e sostituito il materiale (da piastrelle in calcestruzzo a cemento lucidato) con un semplice prompt. Il motore ha rigenerato l’immagine piazzando i riflessi della striscia LED, della finestra e delle persone nella scena. Il tutto in meno di cinque secondi.

Dettaglio pratico non trascurabile: l’editing è ora disponibile anche sull’immagine di anteprima, senza dover aspettare il completamento di un render intero. Vale per tutte le modalità, comprese le integrazioni con i plugin per SketchUp e gli altri ambienti. Poter testare modifiche direttamente in anteprima velocizza il processo decisionale perché consente di valutare l’effetto di un cambio materico o cromatico prima di spendere crediti su un render definitivo.

Altro punto: l’editing non è vincolato ai render prodotti da Veras. Si possono importare immagini generate con Enscape, V-Ray o qualunque altro strumento e modificarle con lo stesso sistema contestuale, allargando le possibilità di integrazione all’interno della propria prassi lavorativa.

Gli strumenti di schizzo per guidare il rendering

Fra le funzionalità sperimentali attivabili dal menu Impostazioni alla voce Experimental Features, ci sono gli strumenti di schizzo, che permettono di disegnare direttamente sopra un’immagine per far capire al motore cosa si vuole ottenere. È un’interfaccia molto diretta: si tracciano linee o forme sulla scena, e il sistema le interpreta insieme al prompt testuale per costruire il risultato finale.

Un esempio concreto chiarisce la logica: per aggiungere una sorgente luminosa in un punto specifico, basta tracciare delle linee colorate a forma di cono nella posizione desiderata. Il motore legge lo schizzo come un’indicazione di direzione e intensità della luce e genera l’effetto con ombre e riflessi realistici. La dinamica è quella delle annotazioni a penna rossa che chiunque lavori in uno studio conosce: si segna a mano cosa va modificato e qualcun altro esegue. Solo che qui il qualcun altro è l’intelligenza artificiale, l’esecuzione avviene in tempo quasi reale, e il risultato non è uno schizzo corretto ma un render completo e coerente.

Sul forum di EvolveLAB la funzione viene descritta come Annotative Edits e si precisa che le marcature disegnate con il tool di schizzo vengono automaticamente integrate nel risultato finale. Per chi è più a suo agio con una matita in mano che con la tastiera, è un modo di dialogare con il software che risulta naturale e immediato.

Dalla planimetria alla vista tridimensionale

Fra le novità più interessanti del nuovo motore c’è la capacità di prendere una planimetria 2D e trasformarla in una vista tridimensionale, la cosiddetta dollhouse , ossia una prospettiva dall’alto che mostra l’interno degli ambienti come se si guardasse dentro una casa delle bambole senza tetto.

La funzione passa dall’interfaccia web di Veras: si carica l’immagine della planimetria, si applica il preset dedicato, e il sistema fa il resto. Analizza il disegno, riconosce la disposizione delle pareti, individua la posizione degli arredi indicati in pianta e genera una vista tridimensionale che rispetta proporzioni e collocazioni con una precisione che le versioni precedenti non erano in grado di offrire.

Non è un’estrusione delle pareti, l’AI compie una reinterpretazione del disegno tecnico, dando a ciascun elemento una materialità e una profondità credibili. Un tavolo disegnato in pianta come un rettangolo diventa un tavolo tridimensionale con gambe, superficie e proporzioni realistiche. Una cucina schematizzata coi simboli standard viene resa con pensili, piano di lavoro ed elettrodomestici riconoscibili. Questa capacità di leggere il significato funzionale dei simboli, non solo la loro forma geometrica, è il tratto che distingue il Render Engine 7 da un semplice strumento di estrusione o modellazione parametrica.

Per chi si trova nelle fasi iniziali di un progetto, il valore operativo è concreto. Tradurre una planimetria in una vista 3D comprensibile anche per un committente non tecnico è un’operazione che di norma richiede ore di modellazione 3D. Con Veras l’operazione si riduce a pochi secondi e produce un’immagine che, pur senza la precisione geometrica di un modello BIM, comunica con efficacia spazialità e atmosfera dell’ambiente progettato. È più uno strumento di comunicazione rapida che di documentazione tecnica, e va inteso così: utile nelle presentazioni preliminari, nella verifica delle proporzioni percettive, nella discussione interna allo studio prima che il modello tridimensionale vero e proprio sia pronto.

Veras da planimetria a vista 3D dollhouse

Le immagini di riferimento per stile e materiali

Descrivere a parole lo stile visivo che si ha in mente per un render è un esercizio che può far perdere la pazienza. Espressioni come atmosfera calda ma non satura o minimalismo giapponese con tocchi industriali restano espressioni soggettive e aperte a letture divergenti, tanto per un collega umano quanto per un’intelligenza artificiale. Le immagini di riferimento (Image Reference) introdotte in Veras tagliano il problema alla radice: invece di descrivere nel prompt, si mostra un esempio.

Il meccanismo è lineare: si carica un’immagine (da file, dalla galleria dei lavori o dalle miniature della sessione in corso) e si indica al sistema quale aspetto deve usare come guida. Le opzioni disponibili sono stile, materiale, colore e composizione . Si possono caricare fino a quattro riferimenti contemporaneamente, ognuno associato a una opzione diversa.

Il caso d’uso più immediato riguarda l’applicazione di uno stile pittorico o fotografico. Se si vuole che il render abbia l’atmosfera di un dipinto a olio o la grana di una foto analogica, basta caricare un’immagine che rappresenti quello stile. Il motore ne estrae le caratteristiche visive e le applica alla scena senza bisogno di prompt testuali aggiuntivi, anche se resta sempre possibile combinare riferimenti visivi e istruzioni scritte per un controllo più granulare.

Chi ha mai provato a spiegare a un collega o a un committente la differenza tra caldo e avvolgente in termini di illuminazione sa bene quanto il linguaggio verbale sia scivoloso quando si parla di percezione visiva. Un’immagine di riferimento scavalca il problema in un colpo. Il punto di forza più interessante emerge però quando si combinano riferimenti diversi. Si può usare un dipinto come guida per lo stile, la foto di un materiale specifico come guida per le superfici, e una terza immagine per la palette cromatica.
Il motore fonde questi input in un unico render mantenendo la coerenza geometrica del modello originale. Si può anche restringere il campo a una zona specifica della scena usando la selezione come maschera: selezionare una sola parete e applicare un’immagine di riferimento per il materiale esclusivamente su quella superficie, ottenendo pattern e texture molto specifici che sarebbero difficili da descrivere col solo testo.

Altro aspetto secondario ma utile: i render già generati durante la sessione possono diventare immagini di riferimento per i render successivi. Si crea così un ciclo iterativo dove il risultato di un’esplorazione diventa il punto di partenza della prossima, mantenendo una coerenza visiva lungo tutto il percorso di sviluppo del concept. Niente più prompt da riscrivere ogni volta da zero.

I preset video per animare il progetto architettonico

La rappresentazione architettonica si è sempre espressa soprattutto attraverso immagini statiche e il motivo è semplice: produrre un’animazione di qualità richiedeva competenze, software e tempi di produzione che la maggior parte degli studi non poteva sostenere. Veras prova a cambiare le carte in tavola con un sistema di preset video dedicati che consente di generare brevi animazioni a partire da un singolo render.

I preset video sono stati separati da quelli per le immagini fisse, perché non è detto che i prompt che funzionano bene per un singolo scatto producano buoni risultati anche per le animazioni. I dodici preset video disponibili coprono una gamma che va dai movimenti di camera (panoramiche, zoom, orbite) alle trasformazioni ambientali e strutturali. Tra i più curiosi: X-ray, che simula la scomposizione progressiva dell’edificio mentre la telecamera si avvicina; Light Show per effetti di illuminazione scenografica; Changing Seasons per visualizzare transizioni climatiche e stagionali; movimenti caratteristici come Orbit 90 Left e Crash Zoom.

La cosa più interessante è che il motore non si limita a spostare il punto di vista, ma anima la scena stessa. I riflessi dell’acqua si muovono, gli alberi oscillano, le luci si accendono o cambiano intensità seguendo la transizione temporale richiesta. In un test documentato nel video, una panoramica dentro una cucina mostra riflessi mobili, vegetazione in movimento e variazioni di luce naturale credibili per tutta la durata della clip. Non è l’effetto parallasse applicato a un’immagine piatta (la tecnica 2.5D che si vede spesso nei video da social) ma una generazione video vera, che tiene conto della profondità della scena e produce transizioni luminose e materiche con una tridimensionalità percepibile.

Per chi lavora in SketchUp e usa Enscape nelle presentazioni ai committenti, i video di Veras possono fare da complemento alle animazioni di percorso tradizionali. Dove Enscape produce un walkthrough geometricamente preciso ma col realismo vincolato a materiali e luci del modello, Veras genera brevi clip con un livello di atmosfera e resa materica che normalmente richiederebbe una pipeline di post-produzione completa
Come per i render statici, anche le animazioni generate col motore Nano Banana Pro sono soggette al sistema a quota. Nella pianificazione del lavoro conviene valutare in anticipo quanti test video si prevede di fare, tenendo i crediti per le varianti migliori e sfruttando i motori illimitati per i tentativi iniziali.

Gallery Mode per gestire l’archivio dei render

In qualsiasi processo creativo fatto di iterazioni, la gestione degli output intermedi è un problema che si tende a sottovalutare. Dopo decine di varianti, preset e modifiche, ritrovare quel render specifico che “funzionava” diventa una caccia al tesoro. Gallery Mode affronta la questione offrendo un archivio visivo di tutti i render e le animazioni generati nel tempo.

L’interfaccia presenta i lavori come miniature in una griglia ordinata. Si possono riordinare trascinandoli, filtrare per data, segnare come preferiti e selezionarne più d’uno alla volta per il download o l’eliminazione in blocco. L’archivio funziona come un backup automatico e toglie di mezzo la necessità di salvare o scaricare manualmente ogni singolo lavoro, un’abitudine che chiunque abbia perso un render per distrazione conosce fin troppo bene.

La funzione più rilevante della Gallery si chiama però Restore your work e consente di prendere un qualsiasi render precedente e riportarlo nello spazio di lavoro attivo con tutti i parametri originali. Non è una semplice riapertura dell’immagine: vengono recuperati prompt, preset, impostazioni del motore e immagine sorgente, così da riprendere il lavoro esattamente dal punto in cui era stato lasciato. È una sorta di versionamento implicito che funziona senza richiedere nessuna disciplina organizzativa e questo, nelle fasi del progetto in cui l’attenzione è tutta sulle idee e zero sulla gestione dei file, fa una differenza notevole.

C’è anche un altro valore aggiunto: siccome i render salvati nella Gallery si possono usare come immagini di riferimento o come input per nuove sessioni di editing, l’archivio non resta una semplice cronologia ma diventa una libreria di stili e atmosfere già testati. Un render particolarmente riuscito di un progetto passato può trasformarsi nel riferimento visivo per un progetto nuovo, creando continuità stilistica tra lavori diversi senza riscrivere ogni volta lo stile da zero nel prompt.

Veras 4 Gallery Mode archivio render

Come si integra Veras nel flusso di lavoro SketchUp

Per chi lavora in SketchUp, Veras è disponibile sia come plugin diretto (installabile dal pacchetto EvolveLAB) sia attraverso l’integrazione con Enscape, disponibile in diversi piani di abbonamento. Il flusso prevede di lavorare nel proprio modello 3D, aprire Veras dal menu plugin e importare la vista corrente come immagine sorgente. Se si usa anche Enscape, si può accedere a Veras direttamente dalla sua interfaccia senza uscire dall’ambiente di visualizzazione in tempo reale.

Un aspetto pratico che vale la pena chiarire: Veras lavora a partire da un’immagine della scena, non dal modello geometrico in sé. Il livello di dettaglio del modello SketchUp conta nella misura in cui definisce la composizione dell’inquadratura, le proporzioni degli elementi e la distribuzione generale dei materiali. Non serve che il modello sia dettagliato a livello esecutivo: un modello di massima con volumi corretti e materiali approssimativi basta e avanza per ottenere render di qualità alta, perché Nano Banana Pro è pensato per arricchire e interpretare, non per riprodurre ogni singolo spigolo.

Questa caratteristica ha un’implicazione progettuale che merita una riflessione. Nel flusso tradizionale, la qualità del render è proporzionale alla qualità del modello: materiali precisi, illuminazione calibrata, componenti dettagliati sono prerequisiti per un’immagine presentabile. Con il rendering AI di Veras 4 il rapporto si allenta parecchio: da un modello grezzo si può arrivare rapidamente a un render raffinato. Il valore aggiunto si sposta dalla modellazione minuziosa alla capacità di scrivere prompt efficaci e scegliere i riferimenti visivi giusti. Non vuol dire che modellare con cura diventi irrilevante, resta fondamentale per la documentazione tecnica e per la coerenza dimensionale, ma suggerisce che la fase di comunicazione visiva col committente può cominciare molto prima di quanto fosse ragionevole con gli strumenti di una volta. Un modello SketchUp alle prime fasi, con volumi di massima e materiali generici, può già generare render capaci di trasmettere atmosfera e intenzione progettuale. In un contesto dove il tempo tra la prima riunione col cliente e la presentazione del concept non basta mai, questa possibilità ridisegna i tempi del lavoro.

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