Prima ancora di confrontare le funzioni, scegliere un software per l’interior design vuol dire decidere come si costruisce il modello. Da una parte c’è SketchUp che, insieme a Enscape per il render e a Layout per le tavole, permette di disegnare qualsiasi geometria partendo da zero. Dall’altra c’è Tilelook 3D Home, che lavora con elementi edilizi e arredi già definiti, da assemblare e configurare. Visto così, il confronto SketchUp vs Tilelook 3D Home non è più una gara tra programmi, ma una questione di metodo: quanta parte del progetto va inventata e quanta si può comporre con pezzi che esistono già.
Ne ha parlato l’arch. Elisa Roncari, cofondatrice dello studio Think in Yellow di Pescara, in un’intervista sul proprio metodo di lavoro. È la prima di una serie di incontri con professionisti che usano questi strumenti ogni giorno. Lo studio Think in Yellow progetta interni residenziali e commerciali e usa entrambi i software, scegliendo di volta in volta quello che dà il risultato migliore nel minor tempo. Il criterio è economico prima che tecnico e viene detto senza giri di parole: con il software sbagliato si perdono ore che nessun cliente pagherà.
Chi cerca una panoramica sulle singole funzioni di Tilelook 3D Home (import DWG, librerie, render, posa) può consultare l’articolo Come utilizzare Tilelook 3D Home in uno studio professionale (anch’esso con video tutorial). Qui l’attenzione è tutta sul confronto tra i due approcci e su dove si collocano i vari programmi nelle diverse fasi e tipologie di incarico.
SketchUp vs Tilelook 3D Home, due modi di costruire il modello
La differenza più profonda tra i due programmi sta nella struttura del modello. Le altre differenze (librerie, render, tavole) derivano in buona parte da questa.
Perché in SketchUp ogni elemento è un solido
In SketchUp una stanza nasce disegnando un perimetro, estrudendolo e raggruppando la geometria ottenuta. Se si interroga l’elemento dal pannello Entity Info, il programma risponde che si tratta di un gruppo solido, niente di più. SketchUp non sa che quello è un muro. Allo stesso modo, per inserire una finestra si apre la bucatura nel solido e poi si colloca un serramento, scaricato dalla 3D Warehouse oppure modellato apposta. Tutto ciò che compare nel modello è geometria 3D.
Quello che può sembrare un limite è in realtà la fonte della libertà di SketchUp. Se il davanzale ha uno spigolo arrotondato, lo si modella così. Se una finestra di design ha un infisso di pochissimi centimetri, lo si riproduce con quello spessore esatto. Quando il realismo deve essere totale, nessun elemento dipende da quello che offre una libreria. Durante l’intervista viene mostrato quanto si fa in fretta, partendo da zero, a costruire il basamento inclinato di un mobile e a forarlo con una serie di aperture regolari. Nella modellazione di arredi su misura SketchUp non ha eguali.
Un’analogia aiuta. Lavorare in SketchUp somiglia al lavoro in una falegnameria: si parte dal legno grezzo e si ottiene esattamente il pezzo disegnato, con il tempo e la precisione che questo richiede. Tilelook 3D Home somiglia più a uno showroom con un configuratore. Si scelgono elementi già finiti, se ne regolano misure e finiture, e il risultato è pronto molto prima, a patto che quello che serve sia a catalogo.
Come Tilelook 3D Home riconosce muri, pavimenti e finestre
In Tilelook 3D Home la stessa stanza si crea con il comando di disegno dedicato. Si definiscono subito lo spessore dei singoli muri (per esempio 10 cm per i divisori e 24 cm per i perimetrali) e l’altezza dell’ambiente dal pannello laterale. Il software sa che sta disegnando una stanza: riconosce i muri, il pavimento e genera anche il soffitto, che compare passando alla vista 3D. Quando si posiziona una finestra, la bucatura si apre da sola nel punto scelto, con davanzale e infisso già impostati.
Il vantaggio è la velocità con cui l’ambiente prende forma. Il prezzo da pagare è la dipendenza dalla libreria. Se un serramento o un arredo ha caratteristiche particolari, bisogna adattarsi alla soluzione più simile disponibile. Il software ha anche un ambiente di modellazione personalizzata, con logiche simili a quelle di SketchUp (linee, estrusioni, ecc.), però può risultare più laborioso, soprattutto perché non permette di usare come riferimento gli altri arredi della stanza. Tilelook 3D Home dà il meglio di sé quando il progetto si costruisce assemblando elementi, non quando li si deve creare da zero.
Quanto tempo serve per imparare i due software
Sulla curva di apprendimento il giudizio è equilibrato: entrambi i programmi sono intuitivi. Tilelook 3D Home è forse più immediato all’inizio, perché i comandi hanno il nome di ciò che fanno. Chi deve disegnare un muro trova un comando per disegnare muri, e lo spessore si modifica subito accanto. Per cominciare in autonomia non servono manuali. SketchUp mostra subito la matita, ma per usarlo bene vanno chiariti alcuni concetti di base: che cosa si è disegnato, come si estrude, perché bisogna raggruppare sempre la geometria. Per questo un corso base, anche breve, è consigliabile.
C’è però un’osservazione meno scontata. Una volta capita le logiche di fondo, SketchUp diventa molto semplice da usare. Tilelook 3D Home al contrario, nasconde parecchi comandi quando si passa a operazioni più complesse. La facilità iniziale e quella a regime non coincidono. Per questo motivo chi valuta uno strumento solo dalle prime ore di prova rischia di sbagliare la valutazione.
Librerie, modelli esterni e texture nei due ambienti
Anche l’import di contenuti esterni rispecchia le due filosofie. In SketchUp una texture trovata online entra nel modello in pochi passaggi. Dalla 3D Warehouse si cerca un oggetto (un tavolo, per esempio) e si sceglie se salvarlo sul disco o caricarlo direttamente nella scena. Molti produttori di arredo distribuiscono i propri modelli in formato SKP o come DWG tridimensionali e questo permette di inserire il pezzo esatto previsto dal progetto.
In Tilelook 3D Home le stesse operazioni sono possibili, ma richiedono più passaggi. Modelli e texture si caricano da una pagina separata dal progetto, dove si indica se il file è un oggetto 3D o un materiale. Prima che l’elemento compaia tra i propri caricamenti passano alcuni minuti (nel webinar si parla di cinque o sei). Gli oggetti importati mantengono la distinzione dei materiali impostata in SketchUp, quindi le finiture si possono modificare. La geometria invece no: si può scalare l’oggetto in modo uniforme o su una sola dimensione, ma per cambiarne la forma bisogna tornare in SketchUp. Negli esempi mostrati compaiono uno stendino scaricato dalla 3D Warehouse e una lampada ritoccata in SketchUp, entrambi caricati in Tilelook 3D Home.
C’è anche un vantaggio nell’altra direzione. La libreria di Tilelook 3D Home comprende cataloghi di piastrelle e finiture organizzati per marchio. Se il cliente ha già scelto un prodotto, lo si cerca direttamente per brand e lo si applica alla superficie.
Come cambia il render tra Enscape e Tilelook 3D Home
SketchUp non è un motore di rendering, quindi per ottenere immagini fotorealistiche serve un plugin. Nello studio Think in Yellow si usa Enscape. Una volta installato, aggiunge i suoi comandi all’interfaccia di SketchUp e apre una finestra di visualizzazione collegata al modello. Il punto chiave è che il render va costruito. Bisogna impostare le luci e lavorare sui materiali dal Material editor di Enscape: cambiare mappe e tipologia, regolare la roughness, rendere lucida una superficie (lo schermo di un televisore spento, per esempio). Se luci e materiali non vengono curati, la differenza tra la vista di SketchUp e quella di Enscape si riduce quasi alle ombre.
Tilelook 3D Home funziona in modo molto diverso. Gli arredi della libreria hanno materiali già configurati, perché il software sa che un televisore è un televisore e che un piano in legno deve riflettere in un certo modo. Si sceglie l’inquadratura, si regola eventualmente la profondità di campo e si fissa la risoluzione (da 1K a 4K). Poi si seleziona uno schema di illuminazione predefinito, per esempio la luce diurna, oppure uno personalizzato salvato in precedenza. Le immagini sono convincenti già dalle prime bozze. Il rovescio della medaglia è la minore possibilità di intervento: se un materiale dovesse riflettere in modo diverso, spesso non lo si può cambiare.
Cambia anche il modo in cui il lavoro pesa sulla postazione. Il render di Tilelook 3D Home viene elaborato in cloud, nel frattempo si possono impostare altre viste, aprire un altro progetto e continuare a lavorare senza rallentare il computer. Enscape è veloce, ma lavora sulla scheda grafica locale. Durante il calcolo conviene aspettare senza toccare nulla: è un modo di lavorare più tradizionale.
Collegato a questo c’è il tema del sistema operativo. Tilelook 3D Home gira nel browser, quindi i progetti sono raggiungibili da qualsiasi computer, anche dal portatile leggero portato in trasferta. Anche con SketchUp si possono salvare i file in cloud. Però sono file pesanti, servono le versioni installate di SketchUp ed Enscape adatte al sistema in uso, e non è detto che una macchina di riserva li gestisca bene.
Il render come strumento di dialogo con il cliente
Da fuori il render può sembrare un’immagine gradevole ma accessoria, nell’esperienza dello studio è invece uno strumento che fa risparmiare lavoro. Un cliente, che non è un tecnico, fatica a leggere una pianta. Se il progettista propone di fare rossa una libreria, il cliente la immagina a modo suo, magari in un modo che non gli piace, e chiede già un’alternativa, senza aver chiara la proposta. Quando invece può vedere la soluzione quasi dal vero, sceglie con più serenità, si sente ascoltato e chiede meno revisioni.
Per questo lo studio presenta i progetti direttamente in 3D, navigando il modello SketchUp insieme al cliente, in studio o con lo schermo condiviso. Se il cliente si chiede come starebbe bianca una parete pensata blu, la modifica si fa in tempo reale e la risposta arriva subito. Già lo stile di visualizzazione nativo di SketchUp, un po’ “disegnato” ma leggibile, basta a molti clienti per capire ciò che in pianta resterebbe astratto. Enscape aggiunge la navigazione in real time e, con appositi visori, la realtà virtuale. Decidere il colore di una parete o la forma di un controsoffitto diventa allora molto più semplice.
C’è poi un destinatario meno ovvio: l’impresa. Secondo Elisa Roncari il render aiuta anche chi esegue, perché un artigiano che conosce l’obiettivo finale lavora meglio di uno che deve ricostruirlo solo dai disegni tecnici. Il render diventa così una lingua comune tra committente, progettista e cantiere, e non solo un argomento di vendita.
Quale software usare per ogni tipo di incarico
Lo studio usa entrambi i programmi in parallelo e li assegna in base all’obiettivo dell’incarico. Le tipologie descritte coprono buona parte del lavoro di chi si occupa di interni. C’è il progetto completo di ristrutturazione, con arredi su misura e uno o più bagni. Ci sono gli spazi più semplici, dove il dettaglio richiesto è minore. Ci sono i render d’ispirazione per le agenzie immobiliari e infine, i contenuti per i social.
Il progetto completo, dalla scelta degli spazi all’esecutivo
Nel progetto completo si arriva a un book con tutti gli esecutivi necessari al cantiere, corredato da render. Il lavoro procede per fasi e in ciascuna può servire uno strumento diverso. Nella prima si studia la distribuzione degli spazi e si sceglie con il cliente la soluzione migliore. Lo si fa navigando le alternative in SketchUp, anche solo con un modello in bianco e nero, senza materiali né luci. Il cliente capisce che cosa comporta ogni ipotesi e può anche combinarle: tenere un elemento di una soluzione e uno di un’altra, verificando subito il risultato nel modello.
Nella seconda fase la soluzione scelta prende corpo con colori, materiali e resa finale. Per alcuni clienti bastano le viste di SketchUp. Per altri si passa a Enscape, con la navigazione in tempo reale ed eventualmente il visore.
Poi arriva la parte destinata al cantiere: tutto ciò che si è deciso deve diventare tavole leggibili per l’impresa, gli artigiani e gli impiantisti.
Perché LayOut fa la differenza nelle tavole esecutive
L’esempio mostrato è una libreria su misura in un sottotetto, con parti fresate. La tavola riunisce le quote complete del mobile, un render che mostra l’inserimento nell’ambiente e le finiture (utile all’artigiano anche per scegliere il legno), e lo schema in pianta con l’ingombro. È stata fatta in LayOut, che fa parte di SketchUp e non è un plugin da installare. In LayOut si impostano le inquadrature del modello, le si dispone sulle tavole e le si quota direttamente lì. Il vantaggio decisivo è il collegamento con il modello. Se in SketchUp si elimina una mensola della libreria, la mensola sparisce anche dalle tavole di Layout.
Con Tilelook 3D Home il flusso è diverso. Gli elaborati si esportano in DWG e si rifiniscono nel CAD, ma ogni modifica fatta sul DWG va poi riportata a mano nel modello, con il rischio che i due documenti divergano. Per un progetto che arriva all’esecutivo completo, la catena SketchUp, Enscape e Layout resta la base più solida.
Lo stesso esempio spiega perché un mobile così complesso si modella in SketchUp. In Tilelook 3D Home sarebbe stato possibile, ma con un procedimento molto più lungo.
Il bagno e gli schemi di posa piastrelle
Il bagno è come un progetto nel progetto, soprattutto quando il cliente vuole essere seguito nella scelta dei rivestimenti e nelle indicazioni per il piastrellista. Qui i due strumenti si dividono il lavoro. Nelle fasi preliminari il bagno resta nel modello SketchUp dell’intero appartamento. Durante la presentazione si entra e si esce dalle stanze, vedere un ambiente su un altro software potrebbe confondere il cliente. Nella fase esecutiva entra in gioco Tilelook 3D Home, dove il bagno viene ricostruito per sviluppare la posa delle piastrelle scelte da catalogo.
Il comando di posa piastrelle apre l’alzato della parete selezionata. Lì si cambia lo schema di posa, si modifica il formato della piastrella (per esempio 90×90 cm) e si sceglie il vertice da cui partire con il pezzo intero. È proprio l’informazione che il piastrellista chiede all’inizio. Ripetendo l’operazione su tutte le pareti e sul pavimento, i giunti si allineano come in cantiere. In SketchUp lo stesso risultato richiederebbe di rifare le texture e ridisegnare gli schemi linea per linea. Poi, solo per il cantiere, si producono render dedicati solo alla posa, senza arredi, affiancati alle tavole quotate.
La funzione di esportazione dei disegni costruttivi genera una serie di elaborati: copertina, pianta quotata con superfici e perimetri, pianta con le misure degli arredi, pianta del soffitto con la posizione dei corpi illuminanti e gli alzati dei bagni con lo schema di posa già quotato. Si selezionano solo quelli che servono e si esportano in DWG. Lo studio li apre poi in GstarCAD per impaginarli e modificarli come qualsiasi disegno CAD.
Spazi piccoli e progetti semplici
Quando l’incarico riguarda uno spazio ridotto e non richiede un controllo minuzioso di ogni dettaglio, il rapporto si inverte. L’esempio è un monolocale di una trentina di metri quadri. La distribuzione si studia in 2D in GstarCAD, poi si passa a Tilelook 3D Home per definire l’atmosfera e produrre in fretta i render da mostrare alla cliente. Con questa accoppiata di programmi, un progetto piccolo si modella e si renderizza in mezza giornata.
Anche qui c’era un elemento su misura, una cappottiera con una fresatura particolare che nessuna libreria avrebbe offerto. È stato modellato nell’ambiente di modellazione personalizzata di Tilelook 3D Home, con meno controllo rispetto a SketchUp. Restava però l’unico pezzo speciale in un progetto fatto di volumi semplici, e cambiare software non sarebbe convenuto. Per il box doccia, invece, si è scelto dalla libreria il modello più simile a quello previsto, accettando una certa approssimazione coerente con l’obiettivo dell’incarico. In SketchUp lo si sarebbe modellato esattamente. Gli esecutivi esportati in DWG completano il lavoro e si rifiniscono in GstarCAD.
Render di ispirazione e contenuti per i social
I render di ispirazione per le agenzie immobiliari sono il caso in cui Tilelook 3D Home è più chiaramente la scelta efficiente. Non c’è nulla da costruire e non servono esecutivi. L’immagine deve solo mostrare ai potenziali acquirenti che cosa può diventare uno spazio. Si sceglie dalla libreria il divano che rende meglio in quella condizione specifica, non esattamente quello che verrà acquistato. Più che di progettazione si tratta quasi di un lavoro grafico, in cui conta molto la velocità.
Lo stesso vale per i contenuti social dello studio. In un reel pubblicato su Instagram, uno stesso corridoio viene mostrato con pavimenti diversi, chiedendo al pubblico di esprimere una preferenza. Il post ha raccolto 207 commenti, con opinioni e abbinamenti proposti dagli utenti. Per un professionista è un modo rapido per spiegare un concetto, dialogare con la propria community e farsi conoscere.