eTransmit è la funzione di GstarCAD che impacchetta automaticamente un file DWG con tutte le sue dipendenze: xref, font, immagini, file CTB e STB, configurazioni di plotter. Disponibile come alternativa allo strumento omonimo di AutoCAD®, riduce gli errori di consegna e standardizza la spedizione di disegni a clienti, fornitori e studi partner.
Cosa raccoglie e gestisce eTransmit nel pacchetto di trasmissione
| Elemento | Tipo file | Gestione in eTransmit |
|---|---|---|
| Disegno principale | DWG | Salvato in versione corrente o retrocompatibile fino al 2000 |
| Riferimenti esterni | DWG, DGN, DWF, PDF | Inclusione automatica, opzione di Bind o Insert |
| Font di testo | SHX, TTF | Inclusione opzionale, attenzione alle licenze TTF |
| Immagini raster | JPG, PCX, TIFF | Inclusione automatica come dipendenze |
| Stili di stampa | CTB, STB | Inclusione automatica, da copiare in Print Styles del destinatario |
| Configurazioni plotter | PC3, PMP | Inclusione automatica, plotter consigliato su "Nessuno" |
| Sheet set | DST | Avvio diretto da Sheet Set Manager |
| Mappatura font | FMP | Inclusione automatica se presente |
Tre opzioni di percorso disponibili:
- struttura organizzata di cartelle (mantiene la gerarchia di sottocartelle);
- file in unica cartella (appiattisce tutto in una sola directory);
- file e cartelle come sono (conserva i percorsi assoluti).
Le configurazioni di trasmissione consentono di salvare profili riutilizzabili per cliente o tipo di consegna.
Lo scambio di file DWG fra studi tecnici, clienti, imprese e fornitori è una delle attività più ricorrenti nel lavoro quotidiano del progettista, eppure resta una delle più sottovalutate. Capita spesso di inviare un disegno dato per completo e di ricevere poi una richiesta di chiarimenti su font mancanti, riferimenti esterni che non si aprono, stili di stampa che producono spessori diversi rispetto a quanto si vede a video.
Il problema non è il file in sé, ma l’idea che un DWG sia un contenitore autosufficiente. Non lo è. Per spedire un disegno completo, GstarCAD mette a disposizione lo stesso strumento adottato storicamente da AutoCAD, ovvero eTransmit, una funzione di pacchettizzazione automatica che raccoglie il file principale e tutte le sue dipendenze in un unico archivio pronto per la condivisione.
In questo articolo si analizza il funzionamento di eTransmit nella sua versione integrata in GstarCAD, raccordando concetti già esposti in altri post dedicati ai gruppi di fogli, al comando PURGE e ai file CTB e STB.
Perché un DWG da solo non basta quasi mai
C’è una convinzione diffusa, anche fra utenti esperti, secondo cui un disegno CAD coincide con il file DWG che lo contiene. La realtà operativa è molto diversa. Ogni file DWG può richiamare oltre una dozzina di file ausiliari, e la mancanza di uno solo di questi è sufficiente a compromettere la corretta visualizzazione o stampa del disegno presso il destinatario.
I tipi di file più ricorrenti sono i font di testo nei formati SHX e TTF, i riferimenti esterni xref (che possono a loro volta essere DWG, DGN, DWF, DWFx o PDF), le immagini raster come JPG, PCX e TIFF, le tabelle di stili di stampa CTB e STB, le configurazioni di plotter PC3 e PMP, i file DST dei gruppi di fogli e i file FMP per la mappatura dei font. Quando uno qualunque di questi elementi non viene incluso nella spedizione, i sintomi sono prevedibili e fastidiosi: GstarCAD sostituisce un font mancante con uno generico, gli oggetti contenuti negli xref scompaiono, gli spessori di linea non corrispondono al risultato atteso e la stampa restituisce un esito diverso da quello di chi ha prodotto il disegno.
Nella quotidianità ci si trova spesso alle prese con la ricostruzione a posteriori di cosa manchi in un pacchetto ricevuto. È una situazione che eTransmit riduce drasticamente, perché esegue una scansione automatica delle dipendenze prima della spedizione e segnala i file che non riesce a localizzare.
Cos’è eTransmit e dove si trova in GstarCAD
eTransmit, abbreviazione di Electronic Transmittal, è una funzione che raccoglie in un unico pacchetto il file di disegno corrente e tutti i file di supporto necessari a riprodurlo correttamente su un altro computer. Il risultato è di norma un file ZIP, ma può essere anche una cartella organizzata se si preferisce non comprimere i contenuti.
In GstarCAD lo strumento è accessibile dal menu File oppure digitando il comando ETRANSMIT a riga di comando. La logica di funzionamento è identica a quella di AutoCAD®, perché GstarCAD ha adottato un’interfaccia molto simile. Chi proviene dall’ambiente Autodesk e cerca un’alternativa con costi di licenza più contenuti, non deve rimparare a spedire file DWG completi di tutto quel che serve.
Una nota operativa importante: eTransmit lavora soltanto su file salvati. Se si tenta di lanciare il comando su un disegno appena creato e mai salvato, oppure su un file con modifiche non ancora confermate, GstarCAD restituisce un avviso che invita prima a salvare il documento. È quindi buona prassi, specialmente quando si lavora a tappe alterne, controllare l’asterisco accanto al nome del file nelle schede dei tab: se compare, significa che ci sono modifiche non salvate.
Leggere l’albero delle dipendenze in Crea trasmissione
All’avvio del comando si apre la finestra di dialogo Crea trasmissione, organizzata in due viste alternative. La vista ad albero (Struttura dei file) presenta il disegno principale come radice e mostra tutti i file collegati come nodi figli, raggruppati per categoria. La vista a tabella (Tabella dei file) elenca invece tutti i file in un’unica colonna, utile per spuntare velocemente cosa includere e cosa escludere.
La maggior parte degli utenti predilige la vista ad albero, perché restituisce immediatamente la gerarchia dei riferimenti. Tutti i file vengono inclusi per default, e per escluderli è sufficiente togliere la spunta accanto al nome. È un’operazione frequente quando si vogliono mantenere riservati alcuni xref interni allo studio, oppure quando si desidera ridurre la dimensione del pacchetto omettendo immagini raster pesanti che non sono cambiate dall’ultima revisione.
Sotto l’albero dei file si trova un pulsante Aggiungi file, che permette di allegare manualmente documenti non automaticamente rilevati come dipendenze. È il punto giusto per inserire una relazione tecnica in PDF, un file Excel di calcolo, una nota di consegna in formato testo o qualsiasi altro documento che debba accompagnare il pacchetto.
Visualizza rapporto, l’ultima verifica prima di spedire
Prima di confermare la creazione del pacchetto è opportuno cliccare su Visualizza rapporto. La funzione genera un prospetto testuale con l’elenco dei file che verranno copiati e con eventuali avvisi sui file che eTransmit non è riuscito a localizzare.
Se il rapporto segnala xref mancanti o immagini non trovate, conviene interrompere la spedizione, recuperare i file segnalati, riportarli nei percorsi attesi e rilanciare il comando. Spedire un pacchetto incompleto comporta quasi sempre un secondo invio, con tutto il tempo perso che ne consegue
Le configurazioni di trasmissione, da impostare una volta sola
Il vero potenziale di eTransmit emerge quando si imparano a usare le configurazioni di trasmissione, dette anche transmittal setups. Si tratta di profili memorizzati che raccolgono tutte le impostazioni di pacchettizzazione, in modo da non doverle reimpostare a ogni invio. Lo studio che lavora con dieci clienti diversi potrà definire dieci configurazioni distinte, ognuna calibrata sulle preferenze del singolo destinatario in termini di formato del DWG, presenza dei font, gestione degli xref e così via. Si può pensare a queste configurazioni come a degli stampi: una volta calibrato lo stampo, la produzione successiva è solo una questione di pressione del pulsante.
Per accedere alla gestione si clicca sul pulsante Impostazioni di trasmissione, che apre una finestra dove è possibile duplicare un profilo esistente come punto di partenza, oppure crearne uno nuovo da zero. Una volta assegnato un nome significativo (per esempio il nome del cliente o della commessa), si entra nella finestra Modifica configurazione di trasmissione, dove si trovano tutte le opzioni operative
Tipo di pacchetto, formato del DWG e percorso di output
Nella parte superiore sinistra della finestra si stabilisce se generare un file ZIP oppure una cartella di file e sottocartelle. Lo ZIP resta lo standard di fatto per la spedizione via email o cloud, mentre la cartella ha senso quando il destinatario è un altro computer della stessa rete o un disco esterno.
Subito sotto si trova il menu del formato DWG, che consente di salvare in versioni precedenti fino al formato 2000. Si tratta di un’opzione molto usata nel passaggio fra studi che lavorano su release diverse: chi riceve può aprire i file senza messaggi di compatibilità.
Lo stesso menu viene a volte usato come trucco operativo per convertire in batch un’intera cartella di disegni a una versione specifica. L’opzione di fedeltà annotativa diventa rilevante solo se si scende a versioni anteriori al 2008, quando gli oggetti annotativi non esistevano. Sopra il formato 2007 la spunta non ha effetti pratici. Il percorso di destinazione è preimpostato sulla cartella del file principale, ma può essere modificato. Conviene impostarlo in modo coerente con la struttura di archiviazione dello studio, magari in una cartella Spedizioni suddivisa per data o per cliente.
Le tre opzioni di percorso, relativa, unica cartella, completa
La parte inferiore sinistra della finestra è la più delicata e merita attenzione, perché determina come gli xref e gli altri riferimenti si risolveranno una volta aperti dal destinatario.
La prima opzione, Usa struttura organizzata di cartelle, duplica nel pacchetto la gerarchia di cartelle esistente nel progetto, a partire da una cartella radice scelta dall’utente. È la scelta giusta quando lo studio lavora con percorsi relativi e mantiene una struttura ordinata di sottocartelle (cartella XREF, cartella IMMAGINI, cartella CARTIGLI). Il destinatario riceve una replica fedele della gerarchia.
La seconda opzione, Inserisci tutti i file in una cartella, appiattisce ogni dipendenza in una sola cartella. Sembra una scelta disordinata, ma ha un vantaggio operativo non trascurabile, perché GstarCAD e AutoCAD cercano sempre prima nella cartella corrente del file aperto, poi nei percorsi di supporto, poi seguono il percorso registrato negli xref. Mettere tutto insieme garantisce che ogni riferimento si risolva, qualunque sia stato il percorso originale.
La terza opzione, Mantieni file e cartelle come sono, trasporta i percorsi assoluti così come sono stati salvati nel disegno. È la scelta peggiore quando si spedisce all’esterno, perché un percorso del tipo C:\Progetti\Cliente\Studio\xref.dwg ha pochissime probabilità di esistere identico sul computer del destinatario. Resta valida solo per archiviazioni interne dove la struttura del server è stabile.
Azioni automatiche e contenuti da includere
In alto a destra della stessa finestra si attivano alcune azioni automatiche. È possibile far aprire il client di posta elettronica al termine della creazione del pacchetto, con il file ZIP già allegato. Si può impostare il plotter di default su Nessuno, una buona prassi quando il pacchetto va all’esterno: senza questa accortezza il destinatario riceve fastidiosi messaggi di plotter non trovato a ogni apertura.
Sempre da qui si gestisce il comportamento degli xref. L’opzione di binding li converte in blocchi interni del disegno principale, soluzione utile per chi non ha familiarità con i riferimenti esterni o quando si vuole un file definitivamente “congelato” per archivio. La differenza fra Bind e Inserisci riguarda la gestione dei nomi di layer e blocchi: Bind antepone un prefisso ai nomi originali, Inserisci li unifica con quelli del disegno principale.
L’opzione Pulisci disegni esegue un PURGE automatico durante la creazione del pacchetto, riducendo la dimensione finale dei file. È un accoppiamento operativo molto efficace, già descritto nell’articolo dedicato all’uso combinato di _PURGE ed eTransmit, perché elimina layer non utilizzati, blocchi orfani, stili di testo inutilizzati e altri elementi che gonfiano il file senza apportare contenuto.
Nella parte inferiore destra si stabiliscono i tipi di file da includere oltre al DWG principale: textures dei materiali, file di data link per i collegamenti a fogli Excel,font e riferimenti non caricati. La spunta sui font merita una riflessione legale, perché i font TTF personalizzati o acquistati con licenza non possono essere ridistribuiti liberamente. Spedirli a soggetti esterni equivale a condividere un software con licenza ed è una pratica scorretta sia eticamente sia contrattualmente. La regola operativa è semplice: si possono includere font di sistema e font liberi, mentre i font con licenza vanno gestiti diversamente, ad esempio sostituendoli con varianti standard prima della spedizione.
eTransmit a partire dal Sheet Set Manager
Chi lavora con i gruppi di fogli ha a disposizione un secondo punto di accesso a eTransmit. Aprendo la tavolozza dei Gruppi di fogli e cliccando con il tasto destro sulla radice del gruppo, compare la voce eTransmit nel menu contestuale. Il comando si comporta esattamente come la versione standalone, ma popola automaticamente il pacchetto con tutti i fogli appartenenti al gruppo, senza che si debbano aggiungere manualmente.
La stessa operazione è possibile a livello di sottoinsieme (subset), per spedire soltanto la sezione strutturale o impiantistica di un progetto più ampio. Va segnalato che, quando si avvia eTransmit da Gestione gruppo di fogli, il pulsante Aggiungi file non è disponibile: il perimetro del pacchetto è definito dalla composizione del gruppo e non può essere esteso ad altri documenti. Se servono allegati esterni, conviene partire dalla versione standalone aprendo prima il file principale.
Dove finiscono e dove vanno i file CTB e STB
Le tabelle di stili di stampa CTB e STB rientrano fra le dipendenze automaticamente rilevate da eTransmit, e questo è uno dei vantaggi più immediati per chi lavora con cartigli e tavole impaginate. Senza il file CTB di riferimento, il destinatario stamperebbe il disegno con spessori e colori diversi, vanificando il lavoro di standardizzazione fatto in studio.
Quando si riceve un pacchetto eTransmit contenente file CTB o STB, questi vanno copiati nella cartella Print Styles della propria installazione di GstarCAD. Il percorso preciso si verifica dalle Opzioni del programma, scheda File, alla voce Percorso di ricerca tabella stili di stampa.
Per gli studi in cui lavorano più progettisti, una buona pratica è impostare quel percorso su una cartella di rete condivisa, in modo che tutte le installazioni accedano agli stessi stili. L’argomento è approfondito nell’articolo dedicato a dove GstarCAD salva i file CTB e STB.
Tre scenari ricorrenti per usare eTransmit
Nella pratica quotidiana eTransmit interviene in tre situazioni principali. La prima è l’archivio interno di fine progetto, quando si vuole congelare lo stato di un lavoro in un pacchetto autosufficiente che, fra cinque anni, possa essere riaperto senza dipendere dalla struttura di server attuale. Per questo scenario si privilegia il binding degli xref e l’attivazione del PURGE, in modo da consolidare ogni dipendenza dentro al file principale.
La seconda è la consegna al cliente, dove conviene impostare il formato DWG su una versione retrocompatibile, includere i font di sistema, escludere quelli licenziati e impostare il plotter su Nessuno. Il cliente medio non ha la stessa configurazione tecnica dello studio mittente, e pulire le impostazioni evita richieste di chiarimento.
La terza è lo scambio fra studi che collaborano allo stesso progetto, dove invece interessa mantenere la struttura organizzata di cartelle e i riferimenti esterni come xref attivi, in modo che ogni studio aggiorni la propria parte e la rinvii al coordinatore senza dover ricostruire i collegamenti.
Quando eTransmit non basta, dimensioni e canali
eTransmit risolve il problema della completezza del pacchetto, non quello della sua dimensione. I file DWG e i loro xref tendono a essere molto più pesanti dei documenti d’ufficio e un pacchetto completo può facilmente superare i limiti degli allegati di posta elettronica. Per questo motivo è abituale appoggiarsi a sistemi di trasferimento file alternativi, dai servizi cloud come Google Drive e Dropbox fino ai server FTP aziendali, ancora utilizzati da molte realtà strutturate per ragioni di controllo degli accessi.
Una buona regola operativa è chiedere al destinatario di aprire il pacchetto subito dopo averlo ricevuto, anche solo per una verifica veloce. Se mancano riferimenti o font, il momento di accorgersene è quello, non a giorni di distanza con una scadenza imminente.
Una funzione semplice che cambia il flusso di lavoro
Il valore di eTransmit non sta in una qualche complessità tecnica della funzione, che anzi è piuttosto lineare, ma nel cambio di abitudine che impone. Adottarlo significa smettere di selezionare manualmente i file da allegare a un’email, smettere di chiedersi se ci si è ricordati del CTB, smettere di scoprire dopo lo scambio che mancava un xref. La pacchettizzazione automatica, abbinata alle configurazioni di trasmissione personalizzate per cliente o per tipo di consegna, riduce sensibilmente il tempo dedicato alla preparazione delle spedizioni e, soprattutto, riduce il numero di scambi successivi per integrare materiale dimenticato.
Nel contesto degli studi italiani, dove la dimensione media è ridotta e ogni minuto sottratto alla progettazione pesa sul margine del lavoro, l’adozione di GstarCAD e del suo eTransmit rappresenta una alternativa concreta e meno onerosa rispetto alla licenza AutoCAD, senza rinunciare agli strumenti di gestione documentale che lo standard di settore ha reso familiari. La curva di apprendimento è praticamente nulla per chi proviene dall’ambiente Autodesk, e la convivenza fra le due piattaforme nello stesso flusso di lavoro è perfettamente possibile, perché il formato di scambio resta il DWG nativo.