Cerca

Ristrutturazione su misura con nuvola di punti, SketchUp e V-Ray

Ristrutturazione su misura con nuvola di punti SketchUp e V-Ray.
Leggi

Parliamo di ristrutturazioni edilizie con l’arch. Alberto Tardivo, titolare dello studio Descasa con sede a Rosà (VI), che si occupa principalmente di progettazione e gestione dei lavori, per dare nuova vita a residenze unifamiliari. Alberto ha consolidato un proprio flusso di lavoro che comincia dal rilievo con laser scanner, prosegue con il progetto dell’intervento sull’immobile e i suoi interni con SketchUp e arriva alla presentazione dei render elaborati con V-Ray al cliente. Dopodiché può proseguire con l’appalto alle ditte costruttrici e la direzione lavori, ma l’importante è che la nuova casa possa essere consegnata chiavi in mano in tempi certi, così come è stata vista e approvata dal committente sugli elaborati presentati.

Architettura e interior design per il progetto di ristrutturazione

Buongiorno Alberto e benvenuto nel blog di SketchUp Italia. Già il nome scelto per il dominio del vostro sito non lascia margine all’interpretazione in merito al vostro core business: architetto-ristrutturazione.it. Mi sembra una scelta oculata per un’attività che immagino sia piuttosto radicata nel territorio, o sbaglio?

Grazie, mi fa piacere poter raccontare della nostra esperienza e magari riuscire a condividere alcuni dei valori che ci guidano nel lavoro di ogni giorno. Il nome Descasa deriva dall’unione di design e casa, in modo da avere un nome facilmente comprensibile, anche all’estero, nel caso ce ne fosse l’opportunità. È un piccolo studio, una società tra professionisti, che opera principalmente in Veneto, anche se con alcuni lavori siamo arrivati fino all’Appennino bolognese.

La scelta del nome per il sito deriva dalla speranza di farci trovare online per quello che facciamo, più che per il nome della società: se qualcuno cerca un architetto per una ristrutturazione, noi possiamo fare al caso suo, perché ci occupiamo quasi esclusivamente di questo settore specifico.
Al momento siamo presenti su Facebook e Instagram, dove cerchiamo di pubblicare con una certa regolarità, ma il tempo da dedicare alla promozione è sempre poco. In più stiamo partendo per una nuova avventura legata alla formazione per professionisti, proprio per condividere la nostra esperienza, che si chiama Descasa Academy.

Mentre sul versante più concreto, quello che far prendere forma ai nostri progetti, abbiamo una società che si chiama Renova s.r.l. che funge da contractor per l’esecuzione dei lavori e tutta la gestione del cantiere, fino a quando il committente può effettivamente prendere possesso della sua nuova abitazione, rimessa a nuovo secondo i suoi desideri. Il tutto senza sorprese, perché il realizzato combacia con il gemello digitale, che è il progetto sviluppato con SketchUp e renderizzato con V-Ray (partendo dal rilevo laser scanner dello stato di fatto), che è stato ampiamente ilustrato e discusso con il cliente.

Before After

Ristrutturazione di una villa degli anni ’80 – Living – scena SketchUp e render V-Ray.

Architettura, cantiere informatica, e alla base di Descasa

Mi sembra un approccio e un flusso di lavoro che punta molto sulla concretezza e sulla connessione diretta tra progetto e cantiere. Ma prima di arrivare a questo, qual è stato il tuo percorso? Raccontaci un po’ di te.

Per arrivare a Descasa, mi sono laureato in architettura allo IUAV di Venezia. Tuttavia prima dell’università mi ero diplomato come perito informatico.

Mi sa che devi raccontare qualcosa di più su questo cambio di visione che appare così radicale. Siamo tutti d’accordo che a 18 anni non ci sia niente di male a voler modificare il proprio percorso, ma, dato che si cambia, solitamente ci sono delle buone motivazioni. Cos’è scattato in te per prendere questa decisione?

In realtà non c’è stato nessun colpo di fulmine, è stato più un graduale rendersi conto che il settore edilizio mi piaceva.
Partiamo dall’inizio del millennio, quando ho iniziato le scuole superiori. Tutto ciò che riguardava i computer era molto in voga e a me piaceva un sacco, quindi scegliere una scuola di informatica è stato facile e penso anche giusto.

Allo stesso tempo avevo già cominciato a seguire i miei zii materni nei loro cantieri, infatti tutti i cinque fratelli di mia mamma avevano la propria impresa edile, più il marito della sorella, quindi un sesto zio, anche lui nell’edilizia.
Era assolutamente impossibile per me non entrare in contatto con questa realtà, soprattutto d’estate: chi si occupava di carpenteria, chi di opere murarie e calcestruzzi, chi di piastrelle, ecc. Non era ovvio che ci cascassi dentro, potevo essere appassionato esclusivamente di computer, ma la verità è che i cantieri mi sono sempre piaciuti. Diciamo che durante la mia adolescenza, da un lato c’era il mondo dei bit asettici e dall’altro quello degli atomi polverosi. 

Alla fine questa esperienza pratica maturata in gioventù è rimasta un tratto distintivo nella mia professione, perché non sono molti i colleghi che hanno avuto l’opportunità di fare con le proprie mani quasi tutte le opere che tipicamente si svolgono in un cantiere edile.
In fin dei conti, io per anni ho passato le estati facendo l’aiuto muratore, l’aiuto piastrellista, l’aiuto carpentiere e tutto quel che serviva nel cantiere di turno. Non ero obbligato, mi piaceva.

Come potevo unire computer e cantieri? Ovviamente con la progettazione CAD, quindi iscrivendomi ad architettura. Siccome a Venezia il numero di posti disponibili era maggiore che a Ferrara, ho provato il test d’ingresso allo IUAV, l’ho passato e da lì è cominciata la storia che sto raccontando oggi.
Adesso, oltre a gestire la parte commerciale, all’interno dello studio io sono quello del cemento e della polvere, quello che fa fatica a disegnare qualcosa senza pensare contemporaneamente a come si fa e si mette in opera.

All’università ho conosciuto mia moglie, che invece era cresciuta tra carte e cantieri del papà geometra. La distanza tra noi era proprio breve ed è stato spontaneo condividere le stesse passioni, fino a fondare assieme Descasa. Con noi collabora un’interior designer, anche lei laureata allo IUAV, che assieme a mia moglie si occupa di accompagnare il cliente in tutte le scelte che riguardano le finiture, il mood board e le soluzioni d’arredo.

Qualora ci sia da seguire anche la realizzazione del progetto, ci avvaliamo di una squadra di professionisti e imprese locali con i quali collaboriamo da diverso tempo, che condividono i nostri valori e in questo caso operiamo tramite la società Renova, che agisce da general contractor, come accennavo prima.

Before After

Ristrutturazione di una villa degli anni ’80 – Giardino e piscina – scena SketchUp e render V-Ray.

Quando avete fondato Descasa?

Nel 2022. Io avevo aperto partita iva già nel 2009, prima di laurearmi, poi ho conseguito l’abilitazione nel 2012 e dopo qualche anno è maturata l’idea di Dascasa per rispondere alla volontà (e anche alla necessità) di ampliarsi e coinvolgere altri professionisti. Renova è nata invece nel 2019 e si occupa di ristrutturazioni chiavi in mano e gestione di immobili.

Descasa si occupa di progetto, permessi, direzione lavori, sicurezza e chiusura dei lavori. Se il cliente decide di avvalersi di noi anche per la costruzione, arrivando alla formula chiavi in mano, ci appoggiamo a Renova.

Quando hai scoperto SketchUp e quale percorso ti ha portato a sceglierlo?

Non mi ricordo con precisione il momento in cui ho incontrato SketchUp, di sicuro l’ho usato alla durante la specialistica, quindi dopo la laurea triennale. L’occasione si è presentata in un laboratorio che prevedeva il rilievo dei fabbricati di uno dei centri abitati dell’Appennino colpiti dal terremoto dell’Emilia. Eravamo stati suddivisi in gruppi di due studenti, a ognuno era stato assegnato un edificio da rilevare e ricostruire con SketchUp, dopodiché si dovevano mettere assieme tutti i singoli modelli con l’idea che ogni gruppo contribuisse a riprogettare una porzione della nuova città, il tutto coordinato in un unico file collettivo.

La cosa che mi ha colpito fin da subito è stata la velocità con la quale si può arrivare a modellare tutto in 3D, che è ancora uno dei motivi principali per cui continuo a usarlo. In precedenza avevo usato Autocad ® e Archicad ® per altri esami universitari, ma durante l’esperienza del laboratorio in Emilia, mi sono reso conto di quanto fosse intuitivo e duttile SketchUp per arrivare ad avere un planivolumetrico elaborato da più persone, senza che quasi nessuno lo sapesse già usare bene prima di questa esperienza collettiva.

Before After

Ristrutturazione di una villa degli anni ’80 – Esterno notte – scena SketchUp e render V-Ray.

Flusso di lavoro basato su SketchUp, V-Ray e Scan Essential

Quindi se ho capito bene, ora il flusso di lavoro standard di Descasa si basa sull’utilizzo di SketchUp, V-Ray e Scan Essential?

Assolutamente sì. Quello su cui abbiamo puntato molto è rendere il rilievo con laser scanner il punto di partenza di ogni progetto, spesso ancor prima di assumere l’incarico facciamo già il rilievo, che costituisce la base per tutto il resto. È una sorta di impostazione di default: se ci chiami, tra le prime cose che facciamo c’è la nuvola di punti del fabbricato e dell’intorno necessario.

Se la nuvola di punti è ben fatta, funge anche da documentazione fotografica, anzi, è un rilievo fotografico navigabile, in più non è necessario che gli interni siano sgombri da mobili ed è quindi un procedimento molto comodo. Forse all’apparenza non sembra, ma, per come ci siamo organizzati, ci fa risparmiare tantissimo tempo.
Il più delle volte, dopo aver scansionato il manufatto, non sono necessari altri sopralluoghi, perché è già stato registrato tutto, anche le cose che lì per lì non abbiamo notato. Al laser scanner non sfugge niente e la nuvola di punti si può riguardare tutte le volte che si vuole, con un livello di dettaglio diversamente inarrivabile.

Dalla precisione del laser scanner derivano a cascata l’accuratezza del modello dello stato di fatto, del progetto, delle tavole comparative, del computo e di tutto quel che segue, proprio perché la fonte primaria delle informazioni è molto attendibile.
Addirittura, in determinate condizioni di temperatura e soleggiamento, il laser scanner può avere anche delle piccole capacità termografiche (anche se non è una termocamera) e fornire dei dati accessori al rilievo, per esempio, in inverno, su una parete in ombra, si possono individuare alcuni ponti termici. Anche questi sono elementi che nella fase preliminare di studio possono risultare utili.

Che strumento utilizzate per il rilievo laser scanner, quali sono le fasi del lavoro e come utilizzate i diversi programmi per arrivare al modello 3D dello stato di fatto?

Utilizziamo un Leica BLK360 G1 dall’inizio del 2022, però non credo si trovi ancora in vendita, perché è uscito il modello nuovo, il G2. Questo offre una scansione più veloce, ma ha una portata più bassa rispetto al G1, quindi in esterni risulterebbe meno performante e mi pare abbia anche una densità di punti leggermente inferiore.
Per il nostro target che riguarda principalmente le case singole, il G1 va molto bene. Se avessimo a che fare con complessi edilizi più corposi, probabilmente ci sarebbero troppe nuvole da comporre assieme e la cosa diventerebbe difficile da gestire. 

A corredo di questo strumento ci sono due software.
Il primo si usa sul campo, durante la scansione pilotata da tablet e permette di verificare l’allineamento di due nuvole di punti scansionate da due stazioni di rilievo diverse.
Il software offre un pre-allineamento delle due nuvole di punti che va sempre verificato, almeno per sicurezza, perché è fondamentale che queste si possano comporre correttamente tra loro, offrendo così il rilievo completo del manufatto.

Leica Cyclone 360 nuvola di punti.
Gestione e allineamento di più nuvole di punti con software Leica.

Il secondo programma, sempre di Leica, si usa invece in studio e serve per pulire il rilievo da elementi inutili (come rami, foglie, arredi interni, ecc.), che non fanno altro che appesantire il file. Una volta che la scansione è stata debitamente alleggerita, si importa la nuvola di punti in SketchUp tramite Scan Essential e la si va a lavorare per restituire il rilievo con la modellazione 3D.

Sul fronte dell’importazione dei dati, SketchUp si dimostra molto flessibile, perché riesce a importare anche nuvole di punti corpose, sia per numero di punti, che per peso del file, che nei nostri casi è dell’ordine dei  7 – 9 Gb. Per noi questo è un fattore fondamentale, altri software impongono dei limiti al numero di punti o al peso del file, in tal caso non resta che importare la nuvola per parti e poi ricomporre il rilievo modellato in 3D. Però in questo modo si perde un po’ il senso del rilievo complessivo e della sua precisione, data anche dall’unione delle parti, ossia dalla sovrapposizione di porzioni di fabbricato riprese da più angolazioni, oltre al fatto che tutta la procedura diventa più laboriosa.

Altro aspetto di primaria importanza è la facilità di restituzione del rilievo, ossia il passaggio dalla nuvola di punti al modello 3D. Anche in questo caso ci troviamo bene con SketchUp, in particolare per la semplicità di sezionare il modello in 3D.
Con Archicad e Autocad, che avevo usato in precedenza, non mi ero trovato altrettanto bene, in particolare per l’importazione dei punti con il primo e per la modellazione con il secondo. Non sto dicendo che non funzionano, o che non sono prodotti validi, semplicemente che per il tipo di lavori che facciamo, noi preferiamo SketchUp, perché siamo riusciti a definire un flusso di lavoro più fluido, questo significa meno intoppi, più facilità e alla fine meno tempo.

Nuvola di punti importata in SketchUp e modellazione 3D del rilievo.

Gestire la ristrutturazione con l’attenzione di un architetto

Ora volevo fare una breve divagazione su un tema che potrebbe apparire delicato, ma, dato che il nome del vostro sito include il termine ristrutturazione, a me viene in mente quella cosa nota ai più come “110”.
La mia personale impressione da esterno, molto generica, sommaria e un po’ provocatoria, è riassumibile più o meno così: c’è stata un ondata di lavoro e di soldi, in molti ci si sono (giustamente) buttati, qualcuno si è un po’ improvvisato, qualità e tempistiche delle opere non sono state esattamente ineccepibili, così, sebbene sia terminato, il 110 continuerà a dare lavoro ancora per un bel po’, sotto forma di contestazioni dei lavori eseguiti e quel che ne consegue.
È chiaro che ogni caso fa storia a sé e generalizzare non è il modo più giusto per giudicare, ma volevo conoscere la tua impressione, o tue eventuali esperienze in merito.

Intanto sono d’accordo sulla delicatezza del tema, basti pensare a quanto ne hanno parlato e ne parlano i mass media a vario titolo. Magari sembrerà che ci siamo messi d’accordo sulla domanda, il fatto è che sono proprio fresco di un incarico in materia e non posso che condividere la tua impressione generale, compresa l’idea che poi bisogna valutare ogni caso nella sua specificità.

Sono per l’appunto reduce da una consulenza tecnica per il proprietario di un immobile che ha contestato l’esecuzione dei lavori alle imprese, ai tecnici, alla direzione lavori e ora siamo alla definizione di un accordo riparatore. La cosa che mi ha stupito è stata l’ampia disponibilità a venire incontro alle nostre richieste e a sistemare le cose, non appena si è minacciata una qualche azione legale. Per me può significare che le imprese hanno una discreta comprensione del fatto che si può facilmente incorrere in errori o esecuzioni non perfette, ma anche che c’è stato sufficiente margine per potersi permettere di correggere gli errori che si sono poi palesati.

Secondo me, una parte delicata dei cantieri del 110 è il cosiddetto cappotto, ossia la posa dello strato isolante esternamente alla muratura perimetrale. L’esecuzione deve essere accurata, sia per quanto riguarda il fissaggio dei pannelli alle pareti, che per la loro posa in opera nei punti più delicati, ossia gli spigoli dell’edificio, le bucature di porte e finestre, eventuali aggetti di terrazzi, ecc.

Se il caso vuole che capiti una grandinata che rovina l’intonaco, “svelando” fessure tra pannelli non ben adiacenti tra loro, mancanza di paraspigoli, o cose simili, c’è poco da minimizzare, sono errori evidenti.
Queste “leggerezze” possono essere piuttosto gravi, perché daranno inevitabilmente luogo a delle infiltrazioni che andranno a danneggiare i materiali, con conseguenti crepe sugli intonaci, distaccamento di pannelli, e via dicendo.
Mi è capitato più di una volta, semplicemente andando in giro, di vedere operazioni di cantiere che mi sollevavano più di una perplessità e già un paio di anni fa si vedevano sui social immagini di cappotti che si aprivano come fiori a primavera.

Ovviamente chi ha lavorato bene c’è, ma non ci si fa caso, perché non ci sono danni, non finisce sui social e io spero sempre che siano i più. D’altro canto, è abbastanza naturale che l’occhio cada sulle cose che non vanno bene, quelle che funzionano siamo portati a chiamarle “normali”.

Before After

Ristrutturazione di una villa degli anni ’80 – Corridoio – scena SketchUp e render V-Ray.

TI è capitato di seguire qualche 110 in prima persona? So che tra la parte burocratica e gli aspetti tecnici soggetti a successive delucidazioni, non è stata esattamente una passeggiata. 

Sì, certo, dal 2021 a oggi ho seguito più di un cantiere che si è avvalso del bonus 110% e ti posso confermare che c’è stato parecchio da studiare e talvolta anche da interpretare. Per esempio, all’inizio non era del tutto chiaro come andavano considerati i ponti termici nel calcolo della trasmittanza media di una parete e i chiarimenti sono arrivati quando alcuni cantieri erano già avviati da tempo. 

Io ho considerato i ponti termici nel calcolo fin dall’inizio, ma altri tecnici hanno interpretato diversamente le indicazioni e inizialmente li hanno trascurati. A voler essere pignoli, a voler rifare i calcoli, non è detto che il salto di due classi energetiche venga rispettato lo stesso e, in teoria, questo inficerebbe tutta l’operazione, perché era uno dei requisiti di base per ottenere il finanziamento.

Al momento i miei cantieri che si avvalevano del 110 sono conclusi, in compenso ho già fatto un paio di consulenze per contestazioni sull’esecuzione di opere altrui. Ho la netta sensazione che non saranno le ultime, quindi ti devo dar ragione anche sull’impressione dello strascico: mi sa che siamo ancora alla punta dell’iceberg, forse per ora si sono palesati solo i danni dei lavori fatti peggio, o dove ci sono state delle forti grandinate, ma molti lavori sono ancora troppo recenti per vedere se qualcosa non va.

Before After

Ristrutturazione di una villa degli anni ’80 – Salotto – scena SketchUp e render V-Ray.

Chi è il cliente tipo delle ristrutturazioni di Descasa?

Guardando vostro sito, ho visto una bella lista che spiega come si svolge il rapporto con il cliente e la successione delle fasi del progetto fino all’inizio dei lavori. Mi sembra perfetta per far sì che il cliente abbia già le idee chiare e non tema sorprese. Ma qual è il cliente tipo di Descasa e da dove arriva? 

Sicuramente da domani in poi arriveranno un sacco di clienti da questo blog!
Scherzi a parte, la presenza online per noi è una buona fonte e poi c’è il passaparola, come per tutte le attività. Il passaparola è numericamente più ridotto, ma il cliente arriva già sapendo chi siamo, cosa facciamo, come operiamo ed è molto più facile che si arrivi all’incarico.
Dalla pubblicità, o dalla presenza online, arrivano numeri maggiori, ma il tasso di conversione è ovviamente più basso e ci possono essere mille motivi per cui la cosa non va in porto, a volte qualcuno ci chiama solo per delle informazioni preliminari. Oppure ci è capitato di avere una trattativa con un cliente che stava per acquistare una casa da ristrutturare, ma poi non è andato in porto il suo acquisto e non si è potuto procedere. La trattativa più lunga che ci è capitata è durata due anni, la più breve cinque giorni.

L’acquisto e/o la ristrutturazione di una casa non è una spesa da poco, per più di qualcuno rappresenta l’investimento e anche il sogno di una vita e il progettista deve avere la sana umiltà di capire che non è lui l’unico fattore in gioco per il suo potenziale cliente. Ci possono essere tanti aspetti motivazionali che magari hanno poco di concreto, ma non per questo sono meno validi, proprio perché stiamo parlando di una casa quasi sempre da personalizzare, con tutte le questioni affettive e personali che ci possono girare intorno.

Se il cliente arriva dal web, serve un po’ più di tempo per capirsi ed entrare in sintonia, oppure per vedere se questo è possibile, perché, se ci si rende conto subito che non ci si capisce proprio, è un vantaggio per entrambi non fare nulla assieme. Possono essere questioni di metodo, o di stile… se non ci si trova, non è il caso di insistere.
Io non penso che si debba piacere a tutti, non credo neanche che sia una cosa possibile, è sempre necessario avere dei punti di contatto. Online molte più persone possono conoscerci, quindi palesare il nostro metodo, i nostri valori, sul sito e sui social, è un modo dire chi siamo, cosa ci piace e cosa no, cosicché il cliente possa farsi una vaga idea se possiamo andar bene per lui.

Il nostro cliente più tipico è rappresentato dalla coppia con figli che compra o cambia casa per meglio adattarsi al nucleo familiare che cresce di numero, oppure di età. Mi pare che la volontà di dare più spazio ai figli che crescono sia una motivazione più frequente rispetto all’arrivo di un nuovo bebè. Se devo definire un tipo, devo dire per forza questo, poi ci sono i casi più disparati, così come le coppie più diverse tra loro e non mi sento in grado di tracciare un identikit più specifico.

Nel momento in cui si prende contatto, si fa un sopralluogo per capire di che tipo di immobile si tratta e qual è l’obiettivo del cliente. Poi si fa la proposta contrattuale sulla base di quello che può essere l’entità dell’incarico e, se questa va bene, si procede con la proposta concettuale, che identifica lo stile e le possibili soluzioni, attraverso 2, 3 a volte 4 proposte di progetto preliminare, per capire come l’immobile può essere adattato alle richieste del committente.

Quando si identifica una soluzione progettuale, la si approfondisce e il primo step è il rilievo con il laser scanner, ma spesso lo anticipiamo al momento dell’incarico, così già le prime idee di ristrutturazione possono essere più precise e dettagliate, anche se si tratta di modelli 3D ancora grezzi, che saranno raffinati successivamente.
Man mano che il progetto si sviluppa, sempre in SketchUp definiamo le opere di cantiere, i passaggi degli impianti e analizziamo altre problematiche costruttive, così il modello SketchUp diventa di fatto un gemello digitale, dal quale estrapolare anche le quantità per il computo metrico estimativo, nonché gli as built da fornire alle maestranze in cantiere. Per questo possiamo garantire tempi di realizzazione certi, perché i problemi li svisceriamo a monte, nel modello 3D di SketchUp.

Quando il progetto è completo, o quasi, passiamo ai rendering con V-Ray per illustrare e definire le finiture e l’arredo degli interni. A questo punto il progetto può dirsi finito e con esso il servizio che Descasa offre, dopodiché, per i clienti che lo desiderano, possiamo seguire anche il cantiere dalla A alla Z, fino alla consegna delle chiavi di casa, che rispecchia precisamente il progetto concordato e al cliente non resta che procedere con il trasloco.

Ricorrete spesso alla 3D Warehouse per gli oggetti 3D? Ci sono delle Estensioni di SketchUp che utilizzate nel vostro flusso di lavoro, oltre a V-Ray e Scan Essential di cui abbiamo già parlato?

In realtà usiamo di più la libreria di V-Ray, perché ci sono materiali e altri settaggi già ben impostati. Talvolta ricorriamo alla 3D Warehouse nelle fasi preliminari del progetto in SketchUp, o quando ci servono degli oggetti particolari, soprattutto se troviamo oggetti ben fatti che poi riusciamo a gestire comodamente anche in V-Ray.
Per approfondire la definizione delle superfici, si sceglie dai cataloghi di campionature che abbiamo in ufficio e si replica il loro effetto in V-Ray, creando un nuovo materiale, scegliendo la piastrella, definendo bene anche le fughe, con il loro colore, spessore, rientranza, ecc. Quindi si riesce a essere parecchio precisi anche nella definizione di questi aspetti, riducendo all’osso lo sforzo di immaginazione tra virtuale e reale da parte del cliente.

Lavorare sempre dentro allo stesso programma, ossia SketchUp, ha anche il grande vantaggio che il modello 3D è sempre quello: se durante la fase di renderizzazione c’è qualcosa da sistemare nel progetto, si spegne V-Ray, si torna in SketchUp, si modifica e non bisogna esportare di nuovo il modello verso un altro programma di render, è già tutto a disposizione.

Per quanto riguarda le Estensioni, usiamo Visual Merge soprattutto per le tavole comparative dei gialli e rossi, così come abbiamo imparato dai corsi di Marco Chiarello.

Immagina di tenere un colloquio di lavoro con un potenziale nuovo collaboratore di Descasa, quali sono le competenze, le skills, le capacità che il candidato deve assolutamente possedere? In altre parole, cosa consiglieresti di approfondire a un giovane professionista, soprattutto dal punto di vista del software?

Mi prendi un po’ in contropiede, perché è da un pezzo che ci ragioniamo e avrei troppe cose da dire. Al momento potrei consigliare di iscriversi e rimanere sintonizzato su Descasa Academy, il portale che stiamo lanciando proprio per offrire percorsi di formazione finalizzati alla collaborazione a vario titolo con Descasa.

Sicuramente consiglierei di approfondire la progettazione con SketchUp, immaginandolo come un cantiere virtuale, perché riuscire a definire un gemello digitale è il modo migliore per sviscerare a monte i problemi che possono verificarsi nella realtà della costruzione. Bisogna prendere l’abitudine a disegnare (sempre cum grano salis, non certo mattone per mattone) gli elementi del cantiere. Nel nostro caso non si guarda tanto al BIM, quanto alla gestione e soprattutto alla prevenzione delle problematiche di cantiere, perché sono quelle che finiscono per causare disguidi e ritardi. 

Condividi l’articolo